giovedì 23 febbraio 2012

Riforma pensionistica? No, meglio una rivoluzione.

Cos'è la pensione? Beh è uno 'strumento' di previdenza sociale. Si ovvio, ma cos'è la previdenza sociale?


La previdenza sociale è un ramo della legislazione sociale che ha come fine la tutela del lavoratore (e dei familiari a suo carico) dai rischi conseguenti alla menomazione o alla perdita della sua capacità lavorativa a causa di eventi predeterminati (naturali o connessi al lavoro prestato). Sorta storicamente in relazione alle condizioni di bisogno dei lavoratori subordinati, la tutela previdenziale è stata poi gradualmente estesa a tutti i produttori di reddito da lavoro. (Wikipedia)


Cioè facendo un piccolo sforzo si capisce che la pensione era nata, giustamente, come aiuto sociale per le fasce più deboli della popolazione. 
La domanda viene quindi spontanea: perchè la pensione è stata snaturata venendo concessa anche a chi realmente non ne ha bisogno?
Cioè è davvero illogico concedere un'aiuto sociale a persone con redditi e patrimoni incredibilmente grandi. Sarebbe come dare una pensione d'invalidità a chi non ha nessun tipo di problema psicofisico.
Ed è ancora più illogico ed incredibile vedere che le pensioni date a queste persone siano incredibilmente grandi. Riproponendo il paragone della pensione d'invalidità sarebbe come dare la minima ad un non vedente per dare poi pensioni faraoniche a persone non solo normodotate, ma che magari sono anche atleti o intelletuali affermati. 
Continuando il ragionamento non si può non rimanere sconcertati di fronte a pensioni di oltre 90 000 euro al mese (sic!) date a manager che in solo  un anno di lavoro riescono ad accumulare ricchezze che un normale lavoratore non riuscirebbe a guadagnare in un'intera vita. Manager che tra l'altro continuano anche in pensione a lavorare occupando poltrone d'oro.
Esemplare è il caso a cui accennavamo prima, quello di Mauro Sentinelli. Si perchè l'ex-manager Telecom guadagna precisamente 90.247 euro pur facendo anche parte del consiglio d'amministrazione Telecom e presidente di un'altro consiglio d'amministrazione, quello della Enertel Servizi Srl. 
Non so perchè, ma credo che questo personaggio riuscirebbe tranquillamente a tirare avanti anche senza l'assegno dell'Inps. E quante persone che realmente non 'tirano' a fine mese potrebbero essere aiutate con quei 90 000 euro?
Solo con la pensione del nostro Mauro si potrebbe permettere di vivere dignitosamente a novanta famiglie pur riuscendo egli a mantenere uno stile di vita da re. E non immaginiamo nemmeno quanti 'Mauro' esistano in Italia. 
La proposta forse è provocatoria, certamente forte, ma sostanzialmente giusta. 
Perchè non dare la pensione solo a chi realmente ne ha bisogno? Fare cioè tornare la pensione alla sua originaria funzione, quella di aiuto sociale. 
Se una persona ha un patrimonio tale da poter essere paragonato ad un nababbo è illogico, oltre che ingiusto, che tale persona percepisca una pensione ancor di più se si tratta di pensioni d'oro. 
Soprattutto in questo periodo di difficile congiuntura economica si torni a dare le pensioni solo a chi ne ha bisogno e probabilmente sarebbero necessari meno sacrifici per tutti dato che le spese assistenziali ricoprono una voce importante della spesa dello Stato.
Qui ovviamente si è voluto dare uno spunto di riflessione, tirare un sasso per vedere se qualcosa si potrebbe muovere. Per i modi, i tempi etc etc... beh per quello si lascia la parola a chi di dovere, nella speranza che tali persone si possano ricordare che il loro 'dovere' è il bene dei cittadini.. di tutti i cittadini.


NF

venerdì 10 febbraio 2012

LE FOIBE: Non dimentichiamo.

"E' la visione europea che ci permette di superare ogni tentazione di derive nazionalistiche, di far convivere etnie, lingue, culture e di guardare insieme con fiducia al futuro" - Giorgio Napolitano.

Questo è ciò che ha affermato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenendo ieri al Quirinale alla celebrazione del Giorno del Ricordo in memoria di quanti son stati uccisi nelle foibe. Un'affermazione non troppo convinta e tanto meno convincente detta tra tante altre che lasciano alquanto insoddisfatti.Un discorso che non potrà mai essere sentito come sincero essendo espresso da un comunista di prim'ordine, uno di quelli che, per intenderci, non ha mai condannato i "fatti di Ungheria" e tanto meno l'invasione sovietica della cecoslovacchia durante '"Primavera di Praga", come è il Presidente Giorgio. 
Troppo semplicistico, troppo frettoloso quel voler mettersi dietro le spalle ciò che è accaduto in favore di una visione europea. Qualcosa tipo:" Ma si dai lasciam perdere, sono cose da poco! Facciam finta di nulla e amici come prima!". Si, perchè Tito il comunista, alla fine, per il nostro Napolitano era un compagno, probabilmente un amico se non forse un eroe.
E poi diamine lasciamo perdere queste piccolezze, lo si fa per l'amata Europa! Amata? Beh, da chi non si sa... forse dai banchieri e dall'alta finanza, perchè i popoli di un po' tutte le nazioni non sembrano così contenti di questa Europa. 
Eppure a me questo atteggiamento non sta bene. Io non sono disposto a passare sopra a questo scandaloso eccidio. Non sono disposto, quale cittadino italiano, ad accettare che il ricordo di queste persone debba essere interpretato in questo modo soft solo per gli interessi europei. E sinceramente non credo che sia, e che nemmeno debba essere, una questione chiusa questa delle foibe.
I governi filo-comunisti che hanno governato in amore e odio con la DC nel dopo guerra hanno azzerato il conto jugoslavo. Anzi, hanno fatto anche peggio concedendo senza opporre resistenza l'Istria e la Dalmazia oltre che parte del territorio triestino. Tutte terre italiane e le foibe stesse ne sono la dimostrazione. L'eccidio e l'esodo delle decine di migliaia di italiani che son dovuti fuggire sono la dimostrazione dell'italianità di quelle terre. E per me, come spero per molti altri Italiani (con la "I" maiuscola), la questione dalmato-istriana non è affatto chiusa e non lo deve essere. 
Non è cancellato dalle nostre memorie il debito che gli "jugoslavi" ci devono ancora pagare sia per i nostri Martiri (indecentemente MAI vendicati) sia per le nostre terre (MAI riscattate). 
Qui non si tratta di nazionalismo, come direbbe il caro Napolitano, si tratta invece di senso della Giustizia e senso della Dignità.
La Giustizia negata a tutti i famigliari di questi italiani abbandonati al loro destino quando erano in vita e abbandonati all'oblio della memoria per decenni da governi filo-sovietici. 
La Giustizia negata all'Italia intera che si è vista violentata con la perdita di territori che da millenni facevano parte della nostra tradizione e storia, senza che nessuno alzasse un dito.
La Dignità della nostra magnifica Nazione calpestata nel momento in cui si è vista governata da persone che hanno voltato lo sguardo dall'altra parte mentre tutto questo accadeva diventando complici di questi terribili eventi. 
No mio caro Presidente, non tutti sono disposti a chiudere un occhio (senza troppa fatica a dire il vero) come fa lei e per la fantomatica Europa e per i suoi rapporti di fratellanza con i comunisti balcanici. 
Da qualche parte in questa Nazione a forma di stivale c'è ancora chi, nonostante la storia che avete "insegnato" (o meglio bisognerebbe dire "manipolato") nelle scuole e non, ha un senso di Italianità. Persone che non hanno dimenticato e non vogliono dimenticare. Persone che non hanno perso il senso della Giustizia ne tanto meno quello della Dignità. Persone che aspettano e continueranno a farlo finchè Giustizia e Dignità non verranno ristabilite.

NF

mercoledì 16 novembre 2011

Governo Monti: una nuova soluzione che puzza di vecchio.

Mesi fa avevamo visto nel nostro sistema parlamentare (di matrice democratica-occidentale) qualcosa di fallimentare e puntualmente i fatti ci hanno dato ragione. Ora ci troviamo in una situazione ancor peggiore di quando scrivemmo quel post. Infatti, in modo assolutamente arbitrario è stato creato un governo 'tecnico' con l'idea assurda che possa portare il nostro povero paese fuori da questa difficile situazione .
 Per prima cosa è assurdo che sia stato nominato premier Monti. Chi l'ha votato? Chi rappresenta? Chi lo ha legittimato? Al di là delle qualità professionali del personaggio che nessuno vuol mettere in dubbio, ci si domanda quanto sia stata legittima quest'azione politico-istituzionale eseguita ai limiti della legalità e della costituzionalità. Il popolo italiano si ritrova con una squadra di governo praticamente imposta dall'alto. E poco importa se riuscirà o meno nei suoi progetti perchè è il principio di fondo che non può essere accettato! E' inammissibile che possano esistere persone privilegiate che scardinino ogni organizzazione istituzionale bypassandone il sistema elettore, qualsiasi siano le sue qualità. 
Chiarita questa nostra posizione di fondo sulla legittimità del governo Monti, passiamo ad analizzare la squadra nel suo complesso. Troviamo personaggi con grandi curricula: Catricalà come Sottosegretario (magistrato, presidente dell'Antitrust, Sottosegretario di Presidenze del Consiglio, etc), la Cancellieri all'Interno (Prefetto, Commissaria Comunale,etc), Ongari ai Beni Culturali (Professore universitario, Direttore di scuole, Vicepresidente di riviste, etc), Terzi di Sant'Agata agli Esteri (Ambasciatore dai molteplici incarichi diplomatici), Passera allo Sviluppo economico e infrastrutture (Consigliere delegato di Intesa San Paolo, ex direttore di importanti banche nazionali, ex Amministratore Delegato di Poste Italiane, Membro di vari consigli di amministrazione, etcetc), la Severino alla Giustizia (avvocatessa, ex vicepresidente Csm, etcetc), la Fornero al Welfare (Professoressa di economia, a capo del Cerpvicepresidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, componente del Nucleo di valutazione sulla spesa previdenziale presso il ministero del Lavoro, etc), all'Agricoltura Catania (capo del Dipartimento che cura le relazioni comunitarie ed i rapporti internazionali in sede bilaterale e multilaterale, responsabile del Dipartimento delle politiche europee e internazionali del dicastero delle Politiche agricole), Di Paola alla Difesa (ammiraglio, presidente del comitato militare della Nato, etc.), Profumo all'Istruzione (rettore al Politecnico di Torino, presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, etc.), Clini all'Ambiente ( direttore generale del dicastero, medico chirurgo specializzato in Medicina del Lavoro, etc.) e Balduzzi alla Salute (direttore dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ex presidente nazionale del Movimento ecclesiale di impegno culturale, etc.).
Com'è possibile vedere si tratta di tutte persone che son abituate a percepire fior fior di stipendi e la domanda nasce spontanea: Sanno realmente cosa sia la crisi? Cioè quella 'cosa' che non fa arrivare le famiglie a fine mese? Risulta davvero difficile da credersi. 
E poi tra questi nomi compaiono ombre inquietanti. Per prima cosa gli interessi delle banche che tra questi personaggi hanno molti rappresentanti illustri (per esempio consiglieri d'amministrazione, rappresentanti dell'ABI...). Spremeranno ancora le tasche dei contribuenti per salvarle? Seconda cosa: molti di questi personaggi fanno parte (o almeno facevano parte) di organi europei o nazionali che hanno il compito di tutelare noi cittadini in vari aspetti come quello economico, sociale,giudiziario, etc. Enti che non hanno minimamente saputo fronteggiare la crisi internazionale e nemmeno migliorare le condizioni della realtà italiana. Quindi non siamo di fronte a comparse, ma a veri e propri protagonisti della nostra realtà istituzionale. Un'altra domanda sorge quindi spontanea: il governo Monti è davvero quella ventata di aria nuova e qualificata di cui tanto si parla? A noi, sinceramente, non sembra proprio. Anzi ci sembrano i soliti vecchi interessi rivestiti solo da una nuova copertina. Le solite banche, i soliti nomi, i soliti stipendi.
Per non parlare delle innovative (solite) idee proposte da questa intellighentia per sistemare i conti dello Stato, tipo reintrodurre vecchie tasse (es. ici sulla prima casa), aumentare quelle attuali o inventarne di nuove. Davvero un salto di qualità, anche se da tutti questi 'Professoroni' Bocconiani e non (sembra quasi una rimpatriata tra vecchi nostalgici compagni di prestigiosi Atenei privati) ci si sarebbe aspettati qualcosa di più originale!


N.F.

lunedì 6 giugno 2011

NON RACCONTATE LE FAVOLE AI GIOVANI

Stavolta oggetto della nostra critica sono le fandonie che quotidianamente vengono raccontate ai giovani, fin dalla più tenera età. Tutti infatti, veniamo inseriti nel mondo dell'illusione dove tutto sembra possibile e dove nulla è precluso a priori.
Ci hanno fatto credere che siamo tutti uguali, senza distinzione di razza, sesso e status sociale. Balle. Balle frutto di un modus vivendi impregnato soprattutto, ma non solo, da valori catto-comunisti ben presenti in tutte le opere di formazione (fin dagli albi per bambini! Si veda la rivoluzione rodariana degli anni 70). Modi di vivere insomma ideologizzati, quanto mai inadatti per la realtà sociale di oggi. D'altra parte, si sa, le ideologie vanno e vengono.
Improponibile 'l'ugualianza' nel capitalistico mondo di oggi. Certo sulla carta, a parole tutto si può fare. Basta un pò di vernice per scrivere su un muro che la legge è uguale per tutti, ma certo ci vuole molto di più per far in modo che questo succeda davvero. Come si può pensare che un povero Cristo, che fatica ad arrivare alla fine del mese, possa essere uguale a un Della Valle, a un Berlusconi o un D'Alema (davanti alla legge e non)!? Persone che hanno una situazione socio-economica che un operaio non raggiungerebbe nemmeno lavorando tre vite consecutivamente.
E Quindi? Che bisogna fare? Una rivoluzione? No, nulla di tutto questo. Bisogna semplicemente dire la verità e cioè che non siamo tutti uguali e non lo saremo mai. Che non abbiamo tutti le stesse possibilità e che esistono persone di serie A e persone di serie B.
La cosa non vi piace? Fa lo stesso, tanta la realtà è questa. In fondo lo diceva già Schopenanhauer: "che la vita debba essere bella, è in invenzione dell'uomo. La vita va come vuole e noi ci dobbiamo adattare, nel bene e nel male". La nostra felicità quindi è solo frutto di una coincidenza tra quello che desideriamo e quello che il destino ci prospetta.
Si, bisogna farsene una ragione, il mondo è profondamente ingiusto. E' solo per un nostro bisogno innato di giustizia che ci autoinganniamo (e inganniamo gli altri) che debba essere giusto.
Basti pensare a come incide la famiglia in cui si nasce. E' giusto che uno nasca figlio di un agricoltore e uno figlio di Agnelli? E' giusto che il primo sarà costretto, per necessità, a rinunciare a moltissime cose, mentre il secondo, al diciottesimo compleanno di età, riceverà come regalo una Maserati? No, nulla di tutto questo è giusto; eppure accade.
Quindi smettiamola di ingannare la gente, soprattutto i giovani, dicendo che il mondo è bello nonchè fantastico luogo di opportunità. Prima o poi le illusioni crollano e si vedono statisticamente i risultati: suicidi, depressioni e patologie mentali. Tutti vittime di questa contraddizione in termini: la possibilità astratta e illusoria di avere il meglio e la limitatezza a cui i più (quasi tutti) sono costretti a vivere nella quotidianità. Per certi versi vivevano meglio nel medioevo, dove il figlio di contadino non si sognava nemmeno di fare un lavoro diverso, tanto meno immaginava di diventare un nobile! Certo una magra realtà, ma tutto sommato tranquilla.
Ovviamente quest'ultima osservazione vuol essere una provocazione. Le cose infatti potrebbero essere un pò migliorate (certo non stravolte alla 'ingiusta' base) se si riformassero alcuni aspetti della situazione attuale. Ad esempio, sarebbe opportuno mettere il numero chiuso a tutte le Facoltà. Che senso ha ingannare una moltitudine di giovani!? Si son già creati troppi professori senza cattedre, troppo ingegneri senza cantieri, troppi avvocati senza cause... etc. etc. Il problema di questo ragionamento assolutamente valido? Che per chi scrive, dovrebbe passare lo sbarramento del 'numero chiuso' solo chi lo merità per intrinseche qualità. La realtà però, anche stavolta, è ben diversa dalla teoria siccome spesso  ai posti migliori accede chi ha 'conoscenze' migliori. E la situazione 'liberalizzata' di oggi non è così democratica come si crede. 'Chiunque' può diventare ingegnere. Certo, sulla carta. Ma nella realtà? Che uguaglianza c'è tra un ingegnere figlio di un operaio e un ingegnere figlio di un ingegnere (magari a sua volta figlio di un ingegnere) ed erede di uno studio privato ben avviato? Zero. Nel migliore dei casi il figlio dell'operaio troverà  un posto da impiegato sottopagato (magari proprio nello studio del figlio di ingegnere), mentre il secondo siederà comodo dietro la scrivania del capo a dirige gli altri. Magari la cosa è ancora più ingiusta perchè il primo si era laureato con 110 e lode, mentre il secondo con il minimo dei voti. Ma come abbiamo detto anche altrove questo non è il mondo del merito. E attenzione, non si vuole accusare in questo articolo i ricchi o i figli di ricchi! Se uno ci nascesse non ne avrebbe colpa, come non avrebbe colpa della povertà altrui!  Si vuole solamente accendere i riflettori sulla verità. Su come davvero il mondo va, senza filtri illusori. Se non si può cambiare il mondo, almeno raggiungiamo la consapevolezza di come è realmente fatto (non certo come nelle favole che ci raccontano!).
Quindi? Quindi non ci sono soluzioni, mettetevi il cuore in pace e fatevene una ragione: uno su mille ce la fa: se siete quell'uno lo capite sin dalla nascita; altrimenti, ahimè, siete uno dei 999.
Questa è la triste realtà, ma almeno, ora, qualcuno ha avuto il coraggio di dirla a differenza di tutti quelli che, fino ad oggi, vi sono stati intorno.

sabato 4 giugno 2011

LA MORTE DELL'ITALIA? LA DEMOCRAZIA

Ebbene si, avete letto bene. La democrazia, così come si è affermata in Occidente, è la causa prima dell'irrefrenabile continua caduta in cui siamo finiti.
Risulta infatti essere solo un ottimo sitema elettoreale per mettere (quasi esclusivamente) degli incapaci nei posti di comando, oltre che essere vecchio (adatto forse al contesto politico di 70 anni fa) e assolutamente inadatto a permettere di governare nel vero senso della parola.
Immagino vi stiate chiedendo che diamine stia dicendo: domanda lecita. Cerchiamo allora di fare un passo indietro e spiegare meglio che cosa si vuol dire.
Negli ultimi anni, soprattutto in Italia, molti (o meglio tutti) i partiti si sono riempiti la bocca di una parola magica immediatamente osannata e amata da tutti: questa parola era MERITOCRAZIA. E' si, perchè - solo chi ha il merito deve riuscire!- dicevano.
E qui nasce il primo grosso problema, non tanto filosofico-politico, quanto concettuale. Infatti, tutti i partiti che hanno tirato fuori quest'asso dalla manica, contemporaneamente si professano i primi difensori della democrazia. Il problema sta proprio nel fatto che democrazia e meritocrazia son due concetti assai diversi, per non dire opposti. Andando con i piedi di piombo potremmo dire che la democrazia è la forma di governo in cui 'tutti' sono sia elettori sia eleggibili. Sottolineo, tutti.
Quindi nel posto xy, potenziamente può esserci uno qualunque degli eleggibili; senza la necessità che quest'ultimo risulti essere possessore di meriti particolari escluso quello di essere votato. Ora capirete bene che essere votati non è un gran merito. Che cosa si vota, o meglio, chi si vota? Spesso, se non sempre, non si conoscono nemmeno le persone candidate. Si va per.... simpatia (intesa nel senso più generico possibile). Non il più bravo, ma il più 'simpatico'. 
Ecco tutto quello elencato qui sopra è l'opposto di quello che richiederebbe un governo meritocratico. Non tutti possono essere eletti nel posto xy, ma solo i meritevoli! E per meritevoli non si indende certo i più 'famosi', i più invista o i più 'simpatici'. 
Facciamo l'esempio di un piccolo paese. Certamente è più simpatico e più 'popolare' un umile lavoratore che si ferma tutte le mattine e le sere al bar rispetto ad un professionista affermato che, magari, frequenta meno i posti affollati. In virtù di ciò, se ipoteticamente si candidassero entrambi alle elezioni per diventare sindaco o consigliere, il lavoratore avrebbe di certo poca difficoltà a superare in preferenze l'introverso dottore. 
E in questo modo, come succede abitudinariamente, sarebbe messo al posto sbagliato l'uomo sbagliato semplicemente perchè più simpatico! 
Questo è il primo grosso problema della democrazia occidentale: per difendere la libertà di tutti, si eguaglia tutti in modo arbitrario e si permette di accedere a degli incapaci a dei posti logisticamente fondamentali. 
Un'altra grossa limitazione della democrazia odierna, soprattutto quella italiana, è quella di essere troppo antiquata. In un mondo dove tempo e spazio si sono ridotti in modo incredibile a causa della rivoluzione tecnologica, è inammissibile che i paese più industrializzati del mondo seguano tempistiche dettate dalla Costituzione che furono pensate per un mondo vecchio ormai di 70 anni. Pensate a quello che avviene in borsa. Quella che al mattino è una delle più importanti aziende del mondo, alla sera, per chissà quale speculazione finanziaria, potrebbe essere fallita. Se aggiungiamo a ciò il fatto che per intervenire politicamente attaverso la formulazione di nuove leggi ci vogliono mesi se non anni, capiamo presto quanto sia grande il gap tra realtà economica-sociale e realtà politica. Vivono davvero su due piani differente, solo coincidentalmente simili. È come se la realtà politica viaggiasse a cavallo mentre quelle del resto del mondo utilizzasse le navicelle spaziali.
Terza ed utlima questione è che, ammesso e non concesso che al governo arrivi per coincidenza una persona preparata (i primis simpatica, poi per qualche congiunzione astrale anche preparata), questa, si trova costantemente ricattata dagli elettori.
Facciamo un altro esempio che di certo aiuta meglio a capire che cosa si vuol dire.
La regione Lombardia ha 9.917.714 abitanti e poco più di 3000 dipendenti. La regione Sicilia, invece, ha 5.051.075 abitanti e circa 20000 dipendenti; circa un personale sette volte quello lombardo a dispetto della metà della popolazione. Senza, tra l’altro, voler entrare nel merito della qualità offerta dalle due diverse istituzioni!
Ora, a rigor di logica, la regione sicula potrebbe benissimo andare avanti con 1500 dipendenti se ben organizzati; e nessuno potrebbe dire che questo ridimensionamento non sarebbe giusto! E quindi perché non farlo!? Semplicemente per motivi matematici. Infatti, la semplice sottrazione dei 1500 dipendenti realmene necessari ai 20000 dipendenti attuali, facilmente chiarisce la motivazione che impedisce il giusto ridimensionamento. Il calcolo appena proposto restituisce il dato dei dipendenti in esubero, 18000, che se moltiplicato per gli appartenenti alle diverse famiglie a cui fanno capo i vari dipendendi (circa 4 in media, con un risultato complessivo di 74000) ci fa capire l’importante potere politico di questo esercito di mantenuti. Soprattutto se considerimo il fatto che questo tipo di clienterismo si moltiplica in quasi tutte le istituzioni statali e para-statali sparse sul suolo italico.
Quindi, ogni qualvolta qualsiasi governo tenti di attaccare classi privilegiate, questo governo sa che andrà incontro ad un’inevitabile conseguente sconfitta nelle seguenti elezioni, vedendo tutti i voti dei ‘privilegiati’ volare magicamente verso l’opposizione di turno (fatti e riferementi alle ultime elezioni NON sono puramente casuali).
Chi scrive si auspica quindi una pronda riforma costituzionale che vada a modificare tutte queste norme che rendono assai deficitario il nostro sistema governativo. Si spera di vedere un giorno un governo accessibile SOLO ai migliori. Un governo che possa realmente avere gli strumenti per intervenire in modo veloce e forte sulle sorti del paese. Un paese che possa avere un governo che non debba preoppurasi di essere ricattato ed eventualmente essere messo sotto scacco per gli interessi di pochi, pronti a votare le opposizioni di turno per tutelare gli interessi privati. 

giovedì 2 giugno 2011

PRESENTAZIONE

Come primo post era inevitabile proporre la seguente presentazione che, tra l'altro, rimarrà sempre nella pagine chiamata 'OBIETTIVO' che fungerà, per l'appunto, da descrizione del progetto di questo blog. Quindi... Benvenuti e buona lettura!


L'obiettivo di questo blog? Semplice, essere causticamente impopolare. Andare ben al di là del generale pensiero moderato e di 'compromesso' che permea e rinsecchisce la società italiana e occidentale di oggi.
Si vuole dire le cose così come sono, senza troppi abbellimenti o giri di parole. Si vuole essere altamente provocatori, delle vere e proprie bombe di critica nei confronti di tutto e tutti. Attenzione però a non fraintendere quest'ultima informazione. Infatti l'obiettivo non sarà mai una critica fine a se stessa (tutti son bravi a criticare), ma sarà sempre accompagnata da una proposta costruttiva, quasi una sfida.
Certo queste caratteristiche sembrerebbero poco indicate per un blog che, probabilmente, dovrebbe avere (come tutti gli organi di stampa di oggi, merce - o "carta straccia" come la chiamano altri - più che prodotto di qualità) tra le sue principali finalità quella di assicurarsi la fedeltà del maggior numero di lettori cadendo nel gravissimo e umiliante errore di coccolarseli, dicendo solo ciò che questi si aspettano e si auspicano.
No! Se state cercando prodotti del genere, se state cercando articoli, opinioni che vi raccontino sempre e solo quello che vi piace siete nel posto sbagliato. Qui, come si diceva, tutti possono essere il bersaglio del giorno compreso il lettore stesso e, perchè no, anche l'autore. Si vuole ristabilire l'ordine per cui è il lettore a piegarsi all'articolo e non viceversa. Qui, chi scrive non ha padroni di nessun genere! Questo blog vuol essere una zona franca dove le opinioni (sicuramente personali, ma comunque genuine) arrivino al lettore direttamente, senza filtri di censura o cos'altro.
Una pratica pericolosa quindi, sia per chi legge (potrebbe essere il 'criticato' del giorno) sia per chi scrive (che potrebbe diventare altamente 'impopolare', perchè si sa che quando si dicono le cose come stanno spesso si pestano troppi piedi e turbano troppe anime). La pericolosa conseguenza è però la vera finalità di tutto questo lavoro che ci si auspica di raggiungere.
Se i lettori alle volte saranno costretti a storcere il naso, a digrignare i denti per l'irriverenza e la sfacciataggine dell'articolo, fino ad aver voglia di chiudere il blog e navigare altrove, allora, solo a quel punto, si avrà raggiunto l'obiettivo che è quello di risvegliare l'animo di ognuno toccando i nervi più scoperti e gli argomenti più delicati nel modo più 'cattivo' possibile.
Si affronteranno innumerevoli campi dalla politica all'arte, dalla letteratura alla scienza, dall'attualità alla storia. Spesso poi i veri temi si intrecceranno tra loro perchè, d'altra parte, la realtà è sempre guazzabuglio di molteplici diverse componenti.
Ora non resta nulla da aggiungere se non che: Lettore avvisato....